DEF. Agenda della semplificazione o della complicazione?

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DEF. Agenda della semplificazione o della complicazione?
01/07/2015

Cittadinanza digitale, edilizia, welfare e salute, fisco e impresa i cinque ambiti di intervento del documento per la semplificazione 2015-2017.


Che l’Italia sia un paese con un forte bisogno di semplificazione, non ci sono dubbi. È l’esperienza quotidiana, fatta di tasse da pagare, documenti da rinnovare, certificati di qualsiasi genere da richiedere a ricordarci quanto anche l’inconveniente più banale, come la perdita della propria carta d’identità, rischi di farci incappare nel vortice della più assurda lentezza burocratica.
Non è un esempio a caso, quello della perdita di un documento. Solo qualche anno fa, infatti, la Commissione Europea aveva calcolato che si spendono nel nostro paese circa 70 miliardi di euro all’anno nella produzione di certificati: una cifra incredibilmente alta che potrebbe essere senz’altro utilizzata diversamente. 

L’accordo di fine 2014 tra Governo, Regioni e Comuni,che ha poi dato vita all’Agenda per la Semplificazione2015-2017, nasce per migliorare questa situazione, tenendo conto di tutti gli enti interessati. L’obiettivo: raggiungere finalmentequellacittadinanza digitale tanto auspicata negli ultimi venti anni. Anche perché, si legge nella premessa dell’Agenda “la semplificazione amministrativa è essenziale per recuperare il ritardo competitivo dell’Italia, liberare le risorse per tornare a crescere e restituire ai cittadini e alle imprese il tempo da dedicare a quello che conta”. Solo attraverso la semplificazione “la pubblica amministrazione potrà recuperare la sua funzione di stimolo all'innovazione, di motore della crescita economica e del benessere dei cittadini”.
Cittadinanza digitale, edilizia, welfare e salute, fisco, impresa i cinque settori ritenuti strategiciper semplificare il rapporto cittadini-burocrazia. In particolare, con la cittadinanza digitale, l’Agenda prevede l’implementazione di nuovi servizi diffondendo l’utilizzo dell’identità digitale o l’anagrafe unica in quanto strumenti che riuscirebbero progressivamente a realizzare la formula del “digital by default”, secondo cui i servizi devono essere progettati ed erogati in primo luogo in forma digitale. 
Anche sul versante delle imprese, il fine dell’Agenda è quello di cambiareradicalmente il rapporto tra amministrazione e imprese stesse, digitalizzando interamente adempimenti come la dichiarazione precompilata, le procedure catastali o la dichiarazione di successione. 
Per quanto concerne edilizia e impresa, in particolare, l’Agenda parte dal presupposto che il nostro paese occupa il 112° posto della graduatoria Doing Business della Banca Mondiale. Un dato per niente confortante, se si pensa che il settore delle piccole medie imprese è anche quello più colpito dalla crisi.
Obiettivo che l’Agenda si propone di raggiungere entro il 2017, quindi, è diminuire del 20 per cento i costi e i tempi necessari al conseguimento dei titoli abilitativi fondamentali per l’attività edilizia e per l’avvio e l’esercizio delle attività di impresa.

Se sul versante dell’impresa i propositi dell’Agenda fanno ancora ben sperare, in ambito fisco possiamo già analizzare i primi effetti della Semplificazione.
Un esempio per tutti è il nuovo 730 precompilato che, dopo l’attuazione dell’Agenda, è possibile scaricare dal sito web delle Entrate. Un procedimento, questo, che secondo Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori)ha tutt’altro che semplificato le cose dal punto di vista del cittadino. “Se non si ha già la password – scrive l’associazione –per procurarsela bisognerà fare domanda online, e solo successivamente il codice arriverà per posta a casa. Sicurezza? In una rete in cui si vive con ogni tipo di password, affidarsi al vecchio sistema postale ci lascia perplessi, soprattutto per i tempi di attuazione di un’operazione che altrimenti sarebbe immediata. L’alternativa è farselo scaricare da un professionista o da un Caf”.
Anche in questa possibilità, però, Aduc scorge delle criticità: “La compilazione da parte di terzi comporterà la responsabilità degli stessi di fronte al Fisco. Centralità, quindi, per professionisti e Caf che sono investiti direttamente della responsabilità del loro servizio, mentre la vecchia normativa prevedeva una responsabilità indiretta (il contribuente che poteva rifarsi su di loro per un eventuale loro errore). Gli scenari, per il contribuente che quasi sempre si rivolgerà a terzi, sono quindi di questo tipo: deresponsabilizzazione per i dati aggiuntivi a quelli inseriti dal Fisco, soprattutto per pagare meno tasse (se c’è un errore, chi paga non è lui); aumento dei costi di professionisti e Caf, che dovranno far fronte a questo nuovo investimento di responsabilità con assicurazioni più costose rispetto alle attuali”.

Insomma, la speranza è che almeno negli altri settori di intervento la semplificazione tanto auspicata si possa percepire come tale e non, al contrario, come ulteriore complicazione.  

 

Luciana Coluccello



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