Speciale Def. Tripoli: PMI più innovative e internazionali

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Speciale Def. Tripoli: PMI più innovative e internazionali
01/07/2015

La relazione del Garante delle micro, piccole e medie imprese è stata consegnata nelle mani del governo i primi di marzo.
Il garante, Giovanni Tripoli, e il suo staff ci dicono che le cose stanno migliorando, il tutto grazie alla riduzione del costo del petrolio e il calo dell'euro rispetto al dollaro.
Ma sono necessarie politiche capaci di supportare le imprese in un momento di mercato difficile come questo.
Per uscire dalla crisi, secondo il garante, la nostra economia deve puntare sui servizi, rivalutando i territori, che sono ricchi di settori terziari da poter sfruttare a livello competitivo. Avere delle imprese presenti sui mercati esteri. Promuovere forme di aggregazione come le reti di impresa e le filiere produttive. Infine, creare l'accesso a canali di finanziamento diversi da quello bancario.
Posti questi requisiti, le pmi sarebbero in grado di generare un impatto positivo sulla crescita dell'intero Paese. Tripoli lo sostiene grazie ai dati ricavati da un campione di imprese, che definisce “trainanti”. Pmi innovative, che sempre di più si internazionalizzano – si stima che nel 2016 raggiungeranno quota 211.000 – puntando sul mercato di nicchia e che non si affidano alle banche. Imprese però che necessitano di ulteriori supporti. 
Fra i tanti, colmare la scarsa visibilità e conoscenza degli interventi. Molti imprenditori denunciano infatti la mancanza di comunicazione delle misure approvate da parte delle istituzioni.
Così come della necessità di usare più efficacemente i fondi europei, promuovendo le eccellenze e le vocazioni territoriali.
Tripoli, a conclusione della relazione, pone l'accento sull'economia digitale, il commercio su internet e lo sviluppo professionale in ambito manageriale: “ambiti di intervento per i quali si avverte fortemente l’esigenza di cominciare a puntare”, se si vuole stare al passo con i tempi europei.
Una relazione tutto sommato ottimista, che fa ben sperare e che ci fa notare come ci siano imprese valide, con il potenziale giusto in grado di trainare il Paese fuori dalla crisi.
Che sortisca lo stesso effetto anche sul governo? Vedremo. Ci riserviamo solo qualche dubbio.  Quanto pesa questa relazione? Quanto conta il garante? In Italia, da quando se ne ha memoria, sempre troppo poco.
Si sarà posto queste domande Tripoli quando nella prima pagina della relazione chiede, con estrema franchezza, di rafforzare la figura del garante?
Eppure c'era stato grande entusiasmo da parte del ministero Sviluppo economico, nel 2011 dichiarava: “è la prima volta che nel sistema pubblico italiano viene previsto un organismo specificatamente dedicato a raccogliere e tutelare le esigenze delle PMI anche in sede europea”.  
Una vera e propria novità in Italia, soprattutto per quanto riguarda l'analisi dell'impatto delle leggi sulle piccole imprese e il compito del garante di elaborare e formulare proposte per favorirne lo sviluppo.
Quel che Tripoli in sostanza chiede è di potenziare la funzione di raccordo tra le diverse pubbliche amministrazioni che realizzano politiche pubbliche per le pmi e di intervenire sui percorsi normativi così da indicare gli oneri a carico delle imprese. 
Perché di fatto il garante non è sufficiente a garantire la tutela degli interessi delle imprese. A tal fine, dovrebbe essere istituita un'agenzia di competenza regionale/nazionale che attui una serie di programmi capaci di risolvere le problematiche che impediscono lo sviluppo e la crescita delle pmi italiane. Un'agenzia secondo il modello della SBA (Small Business Administration) statunitense, alla quale si è ispirata l'Europa e che è presente nello Statuto delle imprese, che abbia l’obiettivo principale di aiutare, assistere e proteggere gli interessi delle piccole imprese e preservare un sistema imprenditoriale libero e competitivo. 
Una sorta di ambasciatore della piccola impresa, che a livello locale si occupi di assisterla nella fase di partecipazione alla gare, intraprendendo anche azioni formali qualora venga discriminata, e che dia pareri sui bandi per incentivare miglioramenti. 
Una struttura capace di rispondere così a quella politica europea che pone al centro l'importanza delle regioni.

 

Eleonora Coderoni



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